Melody: oltre le barriere, oltre la malattia

Melody: oltre le barriere, oltre la malattia

Melody, di Sharon Draper, Feltrinelli, 2016
Età consigliata: 12 anni

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MelodyMelody è una ragazzina dotata di una straordinaria intelligenza e di una prodigiosa memoria fotografica. Infatti lei ‘registra‘ tutto ciò che sente o vede nella sua mente e, neppure volendolo, riesce a cancellare questi ricordi. Il punto è che tutte le sue “registrazioni” come tutti i suoi pensieri restano lì e solo lei può usufruirne poiché ha un grande problema: una malattia che non le permette di parlare e di muoversi bene.

Questo fa si che lei non riesca ad esprimersi in alcun modo e che quindi  venga fraintesa da compagni di classe, medici e in parte persino dai genitori, i quali però in parte riescono a vedere che non è una “ritardata”, anche se la loro è più una speranza che altro.

Ma un giorno Melody riesce a trovare un modo per parlare, per spezzare le catene che le impedivano di mostrare agli altri se stessa, che le impedivano di buttare tutto fuori, che la rendevano un handicappata agli occhi degli altri. Sharon Draper non scrive un romanzo. Scrive un diario attraverso il quale la voce di Melody prende forma e va oltre le barriere della sua malattia, infatti la vera autrice del libro è proprio Melody, la quale usa queste pagine come un modo per esprimere i suoi pensieri, i suoi ricordi, le sue emozioni e per mostrare al mondo se stessa.

Consiglio a tutti questo libro poiché credo che sia un’ esperienza che vada oltre il semplice “leggere un libro” e che possa far emozionare anche il lettore più disinteressato, facendolo entrare nella mente di Melody e facendogli vedere il mondo attraverso gli occhi della ragazzina.

Recensione a cura di Pietro, Progetto Alternanza Scuola-Lavoro alla Biblioteca Villa Urbani.

1 commento su “Melody: oltre le barriere, oltre la malattia”

  1. Immagina per un momento di non poter più parlare, immagina di avere qualcosa di importante da dire, ma non poterlo fare. Immagina di voler fare una battuta, immagina di voler scherzare con qualcuno, immagina di voler fare una domanda, immagina di voler gridare, ma non essere in grado di farlo.
    Immagina di avere talmente tante cose belle da dire da riuscire a stupire chiunque e immagina di dovertele tenere per te, immagina di non poterle raccontare.
    E magari non ti è mai successo, magari non sei mai stato costretto a tacere nonostante avessi un fiume di parole da dire. Ognuno di noi sa qual è il suono della propria voce, della propria risata.
    Melody non ha mai potuto sfogarsi con qualcuno, è sempre rimasta inchiodata a quella sedia, zitta, non perché non avesse nulla da dire, non perché non avesse nulla da fare.
    “Melody è ritardata!” “Povera Melody, costretta a starsene lì, senza parlare, non potendo far nulla.” “Chissà se Melody capisce cosa sto dicendo.”
    Queste e molte altre sono le parole, i pensieri che molte delle persone che hanno conosciuto Melody pensavano di lei. O la deridevano, la insultavano, oppure provavano pena, chissà, magari facevano entrambe le cose!
    Ma niente di tutto questo merita Melody, nè la pena, nè gli insulti. Lei è speciale, sì, è vero, c’è qualosa di diverso in lei rispetto a me e a te e a molti altri, ma «Tutti hanno delle disabilità … quali sono le tue?»

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