The Outsiders: una storia triste, erano solo ragazzi

The Outsiders: una storia triste, erano solo ragazzi

The Outsiders. I ragazzi della 56ª strada,  di S. E. Hinton, Rizzoli, 2017
Età consigliata: 13 anni

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The Outsiders, i ragazzi della 56a strada

«The Outsiders. I ragazzi della 56ª strada»: una storia triste che lascia l’amaro in bocca, perché erano solo ragazzi.
Forse solo tutti ragazzi sbandati, bisognosi di affetto.

Da quando un incidente d’auto si è portato via i genitori, Poniboy, 14 anni, vive con i suoi due fratelli più grandi, Sodapop, di 16 anni, e Darry di 20.
Darry ha interrotto gli studi e lavora sodo per dare al fratello più piccolo l’opportunità di entrare nel college.
E’ bravo a scuola ed è intelligente e Darry vuole per lui una possibilità in più dalla vita.
Sono uniti e si vogliono bene, ma soprattutto vogliono evitare che i servizi sociali li separino, per dare in affido i due minorenni.

La loro famiglia è comunque molto più del loro trio: c’è tutta la banda dei Greaser.

Tutt’altro che tranquilla, la storia narrata in «The Outsiders. I ragazzi della 56ª strada» si svolge tra guerre di bande di periferie americane dissestate, dalle quali non è possibile restare fuori, pena la mancanza assoluta di un gruppo di sostegno.
Da una parte i Social, quelli ricchi, ben vestiti e con auto lussuose, che aggrediscono per noia o per futili motivi.
Dall’altra i Greaser, figli di famiglie inesistenti, nel caos sociale, dove si alternano bravi ragazzi con problemi familiari, a delinquenti avanzi di galera.

L’uccisione di un Social per legittima difesa, da parte di un ragazzo mite della fazione opposta, segna la chiave di volta di tutta la storia e ci trascina in una umanità così variegata, dove non esistono più i buoni e i cattivi.

Il bello di questo romanzo è proprio questo: la caduta degli stereotipi.

Quando le due bande dovranno fare il conto dei propri morti, scopriremo tristemente che erano semplicemente tutti ragazzi.
Bob lo sbruffone crudele, sapeva anche ‘essere dolce e carismatico’ e Dallas, indurito dalla prigione fin da quando aveva 10 anni, è stato l’amico che più ha sofferto della morte di Johnny, al punto di scegliere la morte anche lui.

Rimangono solo le ultime parole che Johnny bisbiglia all’amico Poniboy prima di morire: «Rimani d’oro Poniboy, rimani d’oro».

 

1 commento su “The Outsiders: una storia triste, erano solo ragazzi”

  1. The Outsiders è speciale, e speciale è dire poco. È una sensazione fantastica, è ciò che hai sempre cercato ma che non sei mai riuscito a trovare, è un tramonto che ti segna per tutta la vita.
    Ponyboy è diverso, sono tutti diversi, sono tutti unici, Sodapop, Johnny, Darry, Two-Bit, Dally, Steve, Bob, Cherry, Randy.
    Li ho nominati tutti per sottolineare la loro importanza. Sono tutti meravigliosi, bellissimi, fantastici, come te.
    I loro difetti, i loro problemi, i loro sensi di colpa, la tristezza che provano, i momenti che passano a guardare i tramonti, a guardare le cose belle della vita, li rendono meravigliosi.
    Quando hai visto tante cose brutte, le piccole cose ti appaiono più belle, ma quando non sai cos’è il dolore, quando non sai cosa vuol dir soffrire, allora ti senti vuoto.
    Il tramonto.
    Questa è la cosa che mi ha stupito di più, che mi è piaciuta di più!
    Tu li guardi mai i tramonti? Io li guardo ogni volta che ne ho l’occasione, non è un vanto, non è un difetto. Se non hai mai osservato un tramonto, allora vedi di farlo, perché ti perdi un mondo di bellezza.
    I tramonti sono così lontani, lì, all’orizzonte, ma riescono a comunicarti dei sentimenti che spesso una persona a tre centimetri di distanza da te non riuscirebbe mai a mostrarti.
    Il mondo in cui viviamo fa schifo, è osceno e riesce renderti triste, ma se tu lo vuoi, se tu lo desideri puoi trovare la bellezza, dietro ogni angolo.
    L’unica cosa che devi fare è rimanere d’oro.
    “Rimani d’oro, Ponyboy. Rimani d’oro.”

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